Vedi dove si perde margine
Non basta sapere quanto fatturi: serve sapere quanto resta, per cliente, prodotto o servizio.
Cos’è, a cosa serve, quali numeri guardare e come iniziare, anche senza un ufficio amministrativo. Una guida pratica, senza gergo.
Il controllo di gestione è il metodo con cui un’azienda misura ogni mese quanto guadagna davvero, dove e perché, per decidere prima che i problemi diventino costi. Risponde a domande semplici: quali clienti e prodotti lasciano margine? Quanto devo incassare per non andare in perdita? Dove sto spendendo più del dovuto?
Non è la contabilità. La contabilità registra e serve per bilancio e dichiarazioni, ed è il lavoro del tuo commercialista. Il controllo di gestione legge gli stessi dati per prendere decisioni su prezzi, costi, personale e investimenti. I due lavori si completano: il commercialista continua a servire.
Non basta sapere quanto fatturi: serve sapere quanto resta, per cliente, prodotto o servizio.
Un prezzo giusto copre i costi e lascia un margine. Senza numeri si prezza a occhio, o si copia il concorrente.
Fatturato non vuol dire soldi in banca: incassi, pagamenti e scadenze decidono se puoi pagare stipendi e fornitori.
Assumere, investire, aprire un secondo punto vendita: con i numeri sai quanto puoi permetterti e quando.
Numeri chiari rendono più facile chiedere credito e confrontarsi con chi ti segue.
Con proiezioni a 3, 6 e 12 mesi vedi i problemi prima che arrivino, e puoi intervenire in tempo.
Quanto vendi nel mese, al netto dell’IVA. È il punto di partenza, non il punto di arrivo.
Costi che crescono con le vendite: merci, materie prime, provvigioni, commissioni.
Ricavi meno costi variabili. È ciò che resta per pagare i costi fissi e generare utile.
Affitto, personale, abbonamenti, assicurazioni: si pagano anche quando si vende poco.
Il fatturato minimo per non andare in perdita: costi fissi divisi per la percentuale di margine di contribuzione.
Il margine operativo lordo: il risultato dell’attività prima di ammortamenti, interessi e imposte. Dice se il modello di business funziona.
I soldi realmente disponibili e quelli in arrivo o in uscita nei prossimi mesi.
Esempio di calcolo (numeri di fantasia, solo per capire il meccanismo): se i costi fissi sono 10.000 € al mese e il margine di contribuzione è il 40% dei ricavi, il punto di pareggio è 10.000 ÷ 0,40 = 25.000 € di ricavi al mese. Sotto quella cifra l’azienda perde, sopra guadagna.
Il conto economico di bilancio elenca i costi per natura (affitto, stipendi, merci). Il conto economico riclassificato li riordina per funzione: ricavi, costi variabili, margine, costi fissi, EBITDA. In questo modo vedi a colpo d’occhio dove si forma il margine e dove si perde. È la base del controllo di gestione, ed è quello che facciamo voce per voce con ogni cliente.
Fatture di vendita e di acquisto, estratti conto, costo del personale dell’ultimo anno. Meglio mese per mese.
Classifica ogni voce di costo. Se hai dubbi, parti dalle più grosse.
Margine di contribuzione, EBITDA e punto di pareggio, mese per mese.
Cinque, sette al massimo. Guardali sempre alla stessa data del mese, con la stessa routine.
Cambia una leva per volta (prezzi, costi, mix di vendita, tempi di incasso) e controlla l’effetto il mese dopo.
Un fatturato che cresce può nascondere margini che calano.
Il saldo in banca non è il guadagno: mancano imposte, scadenze e costi di competenza.
Senza questa distinzione non si calcola il punto di pareggio.
Quando arriva il bilancio, i problemi sono già successi. Serve una cadenza mensile.
Un file fermo a tre mesi fa non vale più. La routine conta più dello strumento.
Sapere cosa mettere da parte evita sorprese: per i dettagli fiscali parlane con il tuo commercialista.
In Imperium Group riclassifichiamo il tuo conto economico voce per voce, ti diciamo dove guardare per primo e costruiamo un cruscotto che si legge in pochi minuti, con proiezioni a 3, 6 e 12 mesi. Poi affianchiamo te e il tuo team nelle decisioni: prezzi, costi, organizzazione, marketing. Lavoriamo in tutta Italia, anche a distanza. Trovi i dettagli nella pagina Consulenza.
Casi reali. Équivoque Rooftop Bar, gestito direttamente da Imperium dal 2022 al 2025: da 0 a 1,2 milioni di euro di fatturato in 36 mesi, con un EBITDA del 49% sul fatturato. Amato Colour Studio (Milano) ha iniziato il controllo di gestione a gennaio 2026: ha ripagato la maggior parte dei debiti ed è tornato a un utile mensile. Leggi il caso Équivoque.
Con uno strumento. SempliceBiz tiene il conto economico riclassificato sempre aggiornato dai documenti che carichi: banca, incassi, tasse e salute dell’azienda in un colpo d’occhio. Costa 89 € + IVA al mese, con 7 giorni di prova gratuita, ed è pensato per le piccole e medie imprese fino a circa 2–3 milioni di fatturato.
La contabilità registra quello che è successo e serve per bilancio e dichiarazioni: è il lavoro del commercialista. Il controllo di gestione legge gli stessi dati per decidere, mese dopo mese: prezzi, costi, personale, investimenti. Non sostituisce il commercialista, lo affianca.
Sì, anzi serve di più: in una piccola impresa un margine perso o un incasso in ritardo si sentono subito. Bastano pochi indicatori, guardati sempre alla stessa data del mese.
La prima impostazione richiede un po’ di lavoro (raccogliere i dati dell’ultimo anno e classificare i costi). Poi la routine può stare in pochi minuti, se i dati arrivano in modo ordinato.
Può bastare per cominciare. Il problema è che va aggiornato a mano, e quando smette di essere aggiornato i numeri non sono più veri. Per questo molte imprese passano a uno strumento che si aggiorna con i documenti.
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